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Giovedì, 01 ottobre 2020

     
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03 Ago 2020

Fare spazio: idee progettuali per riaprire le scuole in sicurezza

Dove collocare una classe priva di un’aula di dimensioni sufficienti? Come impiegare le aule più grandi? È possibile e a quali condizioni adattare per le attività didattiche locali come mense, palestre, auditorium, atri e corridoi? Come gestire in sicurezza le fasi di ingresso e uscita dalla scuola, e favorire movimenti sicuri all’interno? Come utilizzare meglio gli spazi all’aperto?

In vista della difficile partenza del nuovo anno scolastico, oggi molte scuole si pongono queste domande, spesso con preoccupazione e consapevoli che il tempo a disposizione è ormai poco.

Fare spazio è uno strumento per aiutarle concretamente a ripartire a settembre in sicurezza. Propone direttamente ai dirigenti scolastici e ai loro collaboratori idee progettuali per individuare ed eventualmente ampliare lo spazio negli edifici scolastici che servirà a fare riprendere le attività didattiche nel rispetto delle misure di distanziamento e di sicurezza. Idee e proposte intendono favorire, per chi ne avrà bisogno, interventi di “edilizia leggera” utili ad adattare ambienti e locali della scuola in precedenza non impiegati per le lezioni, così da poterli usare – anche temporaneamente – come risorsa per la situazione causata dall’emergenza Covid-19.

Fare spazio nasce dalla collaborazione di Fondazione Agnelli e FULL - Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino. I due gruppi di ricerca – guidati rispettivamente da Andrea Gavosto e Matteo Robiglio, con il coordinamento di Caterina Barioglio di FULL - hanno messo in comune le proprie competenze sul tema dell’edilizia pubblica e, in particolare, scolastica.

Le proposte si basano su un’inedita analisi quantitativa – condotta a partire dai dati dell’Anagrafe degli edifici scolastici resa disponibile dalla Regione Piemonte - su ogni singolo spazio di un campione di 3.200 edifici, sui 40.000 circa che costituiscono l’infrastruttura educativa dell’Italia. Un’infrastruttura che affronta l’emergenza in condizioni diverse nelle diverse parti del Paese, come mostrano le mappe della prima parte di Fare Spazio. Dalla grande varietà degli edifici scolastici sono emerse cinque tipologie ricorrenti, prodotto di fasi diverse – e di diverse culture tecniche e normative - della storia della scuola italiana. Per ogni tipologia, sono state evidenziate le “risorse” di spazio esistenti che possono essere attivate per affrontare in sicurezza l’emergenza.

Nelle scuole italiane le aule didattiche - indipendentemente dall’epoca costruttiva – occupano in media il 28% delle superfici complessive interne. Al di là delle aule, c’è però altro spazio nelle scuole che può essere preso in considerazione per affrontare la situazione presente. Ad esempio, il 23% della superficie è occupato da ambienti dedicati ad altre attività (palestre, mense, laboratori, aule di musica e arti, grandi sale come auditorium e aula magna), che normalmente non sono usati in modo continuativo. Inoltre, il 4% dello spazio scolastico è costituito da porzioni di atri e corridoi che non sono strettamente necessari alla circolazione interna. Anche gli spazi esterni di pertinenza delle scuole (in media quasi il doppio degli spazi interni) possono offrire suggestioni per un uso diverso.
Naturalmente, trasformare spazi che sulla carta possono essere risorse in soluzioni operative realmente utili per attività didattiche in sicurezza a settembre non è quasi mai un’operazione semplice: richiede analisi specifiche da parte di ogni scuola, con valutazioni realistiche di fattibilità (tempi e costi, rilevanza dell’intervento sul piano delle procedure autorizzative e della revisione dei Documento di valutazione del rischio, ecc.).

Le 14 proposte o idee progettuali (9 per gli spazi interni e 5 per quelli esterni) di Fare spazio elaborate dal team di architetti e ricercatori di FULL per una trasformazione veloce, leggera ed efficace degli ambienti - con i “dispositivi” tecnici necessari a realizzarle - hanno l’ambizione di dare ai dirigenti scolastici, ai loro collaboratori (e anche ai tecnici delle amministrazioni locali proprietarie degli edifici) elementi d’informazione e analisi per portare a termine una valutazione preliminare, che conduca a una decisione e alla progettazione dello specifico intervento ipotizzato.

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