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Sabato, 27 novembre 2021

     
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24 Nov 2021

Il personale ATA sempre dimenticato, anzi bistrattato

Non sono certo passati inosservati alcuni passi della relazione di accompagnamento al disegno di legge di bilancio 2022 che, al contrario, in poco tempo sono riusciti a diventare più famigerati dei già famigerati banchi a rotelle. All’art 110 - Incremento del FUN per il finanziamento delle retribuzioni di posizione di parte variabile dei dirigenti scolastici, si legge infatti – tra altre amenità - che il Dirigente Scolastico “non riceve un idoneo supporto, sul piano giuridico, da parte dell’apparato amministrativo posto alle sue dipendenze” e che “il supporto fornito dal personale di segreteria risulta spesso non adeguato”.

A dire il vero, queste affermazioni non sono buttate lì con nonchalance, ma sono seguite dall’elenco di alcuni principali motivi:

  • "elevato numero di posti vacanti di Direttore SGA, con conseguente ricorso a Assistenti Amministrativi in sostituzione, oppure Direttore SGA reggente;
  • numero degli Assistenti Amministrativi insufficiente per il carico di lavoro da smaltire;
  • mancanza di formazione specifica: si pensi ad esempio alla necessità di utilizzare software applicativi per la gestione delle pratiche pensionistiche, o per la ricostruzione di carriera, da parte di personale con conoscenze informatiche minime e superficiali.

Ora, se vogliamo proprio essere precisini, dobbiamo dire che:

a) si è appena concluso il concorso per Direttori SGA bandito nel 2018 dopo quasi vent’anni: “un tempo infinito, disse l’allora ministro Bussetti, non deve più accadere. Troppo spesso il ruolo del personale amministrativo, tecnico e ausiliario è sottovalutato. Su questo punto va invertita la rotta con assunzioni, formazione, valorizzazione di questi profili”. Magari qualcuno gli ha pure creduto, ma – a tre anni e tre ministri di distanza - sappiamo per certo che gli esiti di questo travagliato concorso (ricordiamo, per la cronaca, che nel Lazio le prove orali sono terminate a luglio di quest’anno...) non sono stati luminosi come previsto. Di conseguenza, gli Assistenti Amministrativi in sostituzione, anche scovati mediante ripetuti interpelli a livello nazionale, e i Direttori SGA reggenti, gratis et amore Dei, dovrebbero essere almeno ringraziati, altro non fosse che per il senso civico, del dovere e di appartenenza che dimostrano;

b) il numero di Assistenti Amministrativi è stabilito annualmente con decreto interministeriale MI/MEF esclusivamente sulla base del numero degli alunni e con totale disprezzo dei carichi di lavoro abbattutisi sugli Istituti Scolastici negli ultimi anni, sia per la proliferazione delle normative di settore (contabilità e gestione del personale, giusto per citarne un paio) sia per la dismissione di competenze, anche centralizzate, di altri soggetti (INPS, giusto per citarne uno);

c) la mancanza di formazione specifica del personale ATA è una consolidata e dura esperienza che, come ebbe a dire un poeta inglese, prima ti interroga e dopo ti spiega la lezione: da tempo Assistenti Amministrativi e Direttori SGA vivono appieno questa realtà essendo quotidianamente e costantemente alle prese con test di ogni genere, ma non possono aspettare il momento della necessaria lezione, perché le risposte devono essere date subito, all’istante. Quindi devono auto-organizzarsi, auto-formarsi, auto-finanziarsi anche, se necessario, mancando pensiero e iniziativa di chi poi aumenta lo stipendio a qualcuno il quale, come dice la relazione di bilancio, patisce le conseguenze della formazione che non è stata data ad altri. Strana correlazione causa-effetto.

Per un altrettanto strano collegamento, si affaccia alla mente la mitica figura di Oronzo Canà, l’allenatore di calcio che inventò lo schema 5-5-5: 5 difensori, 5 centrocampisti e 5 attaccanti, più 1 portiere che non viene mai preso in considerazione. Una formazione difficile da far funzionare, con 11 giocatori totali, ma sicuramente una genialata fantasiosa che punta a far correre tutti come matti per confondere gli avversari.

Se però questo allenatore si lamentasse che 11 giocatori sono pochi, come non fargli presente che ne dovrebbe mettere in campo qualcuno di più per quadrare la sua personalissima e stravagante tattica?

Se ancora questo allenatore proponesse che il capitano debba ricevere un premio più alto perché porta la fascia al braccio e deve sgambettare più degli altri, come non fargli presente che nella squadra fantasticata nessuno può permettersi alcuna lentezza e anche il portiere, che sembra stare fermo e nullafacente tra i pali, ha un ruolo strategico nel garantire il buon esito del gioco?

Se poi predisponesse gli allenamenti solo per metà della squadra (da premiare in seguito per l’impegno, la dedizione e perché si è allenata) e lasciasse l’altra metà (compreso l’ignorato portiere) a ciondolare a bordo campo, non curandosi né della loro forma fisica né della loro frustrazione e neanche del malumore che sobbolle, come non pensare che questo allenatore crede di conoscere il calcio perché magari da piccolo ha riempito qualche album di figurine e il campo l’ha visto solo in fotografia?

E se infine dichiarasse che in quella disgraziata metà squadra ci sono dei brocchi spaventosi, probabilmente tennisti e ciclisti reclutati per completare la rosa e mandati in campo a piè pari, pensando che sapessero calciare il pallone dato che usavano bene bici e racchette nei campi confinanti, qualcuno non dovrebbe fargli presente che i pesci hanno difficoltà ad arrampicarsi sugli alberi?

Certo, ai suoi tempi l’allenatore nel pallone ha suscitato ilarità e simpatia, ma oggi rischia di vedere il portiere che si ferma sulla linea dei pali e metà squadra che rimane seduta a bordo campo, lasciando che la partita se la giochi l’altra metà; peggio ancora, rischia di rendere i suoi giocatori dei polli che si beccano tra loro senza accorgersi di essere tutti e comunque destinati alla medesima pentola. Rischia perfino di provocare l’abbandono degli spalti da parte di tifosi e spettatori delusi, arrabbiati, sconfortati che poi si disperdono lontano dallo stadio...

Per fortuna sappiamo che la scuola non è lo sgangherato ambiente pallonaro di Oronzo Canà, ma sappiamo anche che a volte la realtà imita abbastanza bene la fantasia.

 

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