Sinergie di Scuola

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Cari Lettori, In questo editoriale desidero soffermarmi su una questione che preoccupa Governo, imprese, INPS e, in definitiva, tutti noi: la denatalità.

La denatalità è una delle sfide più serie per l’Italia: meno bambini significa meno studenti, meno lavoratori futuri e, a lungo termine, un rischio per la sostenibilità del sistema sociale. Certamente la scuola non è l’attore principale che può mettere in atto politiche e strategie correttive, ma può e deve comunque giocare un ruolo importante per affrontare — o almeno mitigare — questo fenomeno.

Gli interventi che la scuola può fare si sviluppano lungo alcune direttrici che tenterò di esaminare.

Innanzitutto, dovrebbe riorganizzare l’offerta scolastica nei territori a bassa natalità e mantenere i presìdi educativi anche nei piccoli comuni, evitando la chiusura delle scuole di montagna o di paese. Questo si può fare sperimentando poli scolastici integrati (nido, infanzia, primaria, secondaria) per ottimizzare risorse e garantire continuità educativa, anche digitalizzando e rendendo flessibile la didattica per raggiungere zone con pochi alunni, ad esempio con classi virtuali condivise tra scuole diverse.

Sul piano del welfare occorre potenziare l’educazione nella prima infanzia ed espandere l’accesso agli asili nido pubblici, riducendo i costi per le famiglie e favorendo la conciliazione tra lavoro e genitorialità. Il PNRR in questo senso qualche passo in avanti l’ha fatto. Ancora, investire nella formazione del personale educativo e nella qualità dei servizi 0-6 anni, per dare fiducia ai genitori e incoraggiare le nascite anche mediante la creazione di reti scuola-famiglia-territorio, dove le scuole collaborano con comuni e associazioni per sostenere le giovani famiglie.

Realizzando la propria mission, le scuole potrebbero educare ai valori della genitorialità e della comunità inserendo nei percorsi scolastici l’educazione alla famiglia, alla cura e alla cittadinanza solidale, per contrastare la cultura dell’individualismo e promuovere progetti di educazione affettiva e relazionale, che aiutino i giovani a costruire relazioni stabili e consapevoli, tralasciando l’approccio ideologico al tema che divide l’Italia tra detrattori e sostenitori di tale formazione.

Utile anche la valorizzazione della figura dei genitori come parte attiva della comunità scolastica, non solo come “utenti”.

Certamente indispensabile è la collaborazione con il mondo del lavoro e delle politiche sociali, dove le scuole possono pensarsi come centri di informazione su servizi per le famiglie, sostegni alla natalità e opportunità di welfare territoriale e favorire orientamento e percorsi professionali che aiutino i giovani a costruire una vita stabile, premessa fondamentale per pensare a una famiglia.

In ultimo, ma non per importanza, in un contesto di denatalità, l’Italia ha bisogno di accogliere e integrare bambini di origine straniera, valorizzandoli come parte del futuro del Paese. Le scuole possono diventare modelli di inclusione interculturale, capaci di trasformare la diversità in ricchezza sociale.

Dunque le scuole non possono fare tutto, ma quel che possono fare non è poco. La scuola ha la potenzialità e le risorse umane per dare un apporto concreto al tema, magari snellendole un po’ sul piano burocratico.

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