Sinergie di Scuola

Copertina della rivista

Cari Lettori, buon ingresso nel nuovo anno solare.

In questo editoriale mi soffermerò sul tema dell’orientamento scolastico e su come essere di supporto nella scelta del futuro dei nostri figli. Ritengo il tema attuale e di interesse per genitori ed educatori, anche in vista delle prossime iscrizioni. Cercherò di trattare l’orientamento scolastico in modo chiaro e concreto, essendo convinto che scegliere il percorso formativo dei figli sia una decisione importante, ma non deve essere fonte di ansia: conta più il percorso che la scelta perfetta.

Intanto cominciamo a chiederci cosa significa davvero orientamento: il primo passo è considerare che non si tratta di “scegliere una scuola”, ma “conoscere i nostri ragazzi” e in particolare i loro interessi (cosa li incuriosisce e motiva), le loro attitudini (cosa riesce loro naturale), i loro valori (cosa per loro conta davvero: stabilità? creatività? utilità sociale?). Se interessi, attitudini e valori collimano, allora aumentano motivazione, benessere, possibilità di successo.

Bisogna considerare che ragazze e ragazzi affrontano fasi di crescita, che indicativamente intorno agli 11-13 anni li portano alla scoperta: provano, esplorano, cambiano idea; poi a 14-16 anni iniziano a capire cosa li rappresenta; e infine, a partire dai 16 anni, a fare scelte più consapevoli. E diciamolo subito, cambiare direzione non è una iattura, ma normale e possibile.

Nella scelta, il ruolo dei genitori e degli educatori è fondamentale, ma la cosa importante non è stabilire che “questa scuola è meglio”, quanto piuttosto aiutarli a conoscersi, offrire loro informazioni, sostenerli nelle decisioni. L’obiettivo non è controllare, ma accompagnare.

In pratica occorre osservare i loro interessi genuini, quali argomenti affrontano, cosa leggono, che video guardano, quali attività sono di loro interesse. Capire se sono creativi, logici, pratici, comunicativi, se lavorano meglio da soli o in gruppo. Se preferiscono studio teorico, attività manuali, progetti concreti, se amano le sfide oppure preferiscono sicurezza, se sono sensibili allo stress e se apprezzano di più una guida o piena autonomia.

Avendo promesso concretezza simulerei un ipotetico dialogo aperto e non giudicante.

Certamente chiederei: Cosa ti fa sentire competente?, Cosa ti viene facile senza sforzo?, In quale materia perdi la nozione del tempo?; così come eviterei frasi del tipo: “Con questo non troverai lavoro”, “Nel nostro paese questa scuola non serve” o, peggio, “Fai quello che dico io”.

Dedicherei del tempo per informarmi, insieme a loro, tramite gli open day, incontrando studenti ed ex studenti, confrontando i piani di studio reali degli Istituti scolastici, valutando tempi di studio e stage. La scuola va “provata”, non solo letta sul sito.

Certamente occorre cogliere le passioni dei giovani, ma non nascondo che a genitori ed educatori si richiede che le scelte siano consapevoli. È quindi doveroso tenere d’occhio il mercato del lavoro, l’impegno richiesto e le difficoltà reali. Ritengo che l’atteggiamento migliore sia: “Vediamo cosa serve per farcela” e certamente non “Tanto è impossibile”.

È fondamentale evitare alcuni errori che i genitori frequentemente fanno. Ad esempio evitare di proiettare i propri sogni, evitare di scegliere solo in base al prestigio, sottovalutare la motivazione del ragazzo, effettuare orribili confronti con fratelli o amici, pensare che “una scelta sbagliata rovina la vita”.

Le scelte non sono scolpite nella pietra: oggi i percorsi sono flessibili e ricchi di passerelle.

Dal canto loro, i ragazzi desiderano: sentirsi ascoltati, sapere che l’errore è ammesso, avere adulti sereni, non ansiosi, vedere esempi reali di professioni. In definitiva è meglio una scuola coerente con la persona che una “scuola migliore” ma non adatta.

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