Riceviamo e pubblichiamo un articolo dei Vincitori della Procedura Riservata (DM 107/2023).
Il sistema di reclutamento dei Dirigenti Scolastici ha raggiunto quest’anno uno snodo cruciale. La coesistenza, e per la prima volta l’utilizzo simultaneo, delle graduatorie del concorso ordinario e di quello riservato ha alimentato, nei mesi scorsi, un acceso confronto di tesi. Tuttavia, tra le ultime novità legislative e le informative ministeriali, il perimetro d’azione è ormai tracciato: il rispetto rigoroso della norma è l’unica via per evitare che i dirigenti di domani siano, ancora una volta, "figli dei ricorsi".
La "cascata" delle operazioni: una gerarchia vincolante
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), d’intesa con le sigle sindacali rappresentative, ha stabilito una sequenza procedurale che non ammette deroghe né pressioni esterne:
- Accantonamento prioritario: si blindano i posti necessari per i vincitori delle graduatorie regionali dell’ordinario ancora attive.
- Mobilità interregionale: si procede con i trasferimenti dei dirigenti già in ruolo.
- Ripartizione 60/40: sui posti residui si applica la divisione tra ordinario (60%) e riservato (40%).
Il "Caso Sud": la fine delle ambiguità
Prendiamo come esempio una regione meridionale con 50 posti vacanti (30 cessazioni dal servizio e 20 posti già liberi). Se l’ordinario conta ancora 10 aspiranti in graduatoria, questi posti vengono accantonati immediatamente e i restanti 40 sono destinati alla mobilità. Al termine delle operazioni di mobilità, i 10 accantonati vengono assegnati proporzionalmente: 6 all'ordinario e 4 al riservato. Dopo l'informativa del 30 marzo, le letture "creative" emerse in un primo momento devono cedere il passo alla realtà dei fatti.
La sfida del Nord: il "travaso" totale verso il riservato
La vera partita si gioca al Settentrione, dove le graduatorie dell'ordinario sono spesso in via di esaurimento. Qui la legge parla chiaro attraverso il comma 11-septies (DL 198/2022): se la graduatoria dell'ordinario è deserta, i posti residui spettano di diritto al riservato.
Esempio in una ipotetica regione settentrionale:
- Posti iniziali: 50
- Graduatoria ordinaria: esaurita (0 aspiranti).
- Mobilità: ipotizziamo che l’esodo verso Sud liberi ulteriori 10 posti.
- Totale disponibile: 60 posti.
In questo scenario, oltre ai 24 posti (40%) spettanti per quota, il riservato assorbe anche i 36 posti (60%) che l’ordinario non può coprire.
Risultato: tutti i 60 posti vanno assegnati ai vincitori del riservato. Si tratta di uno scenario reale per l’Emilia-Romagna già quest'anno, dove nella graduatoria dell’ordinario rimangono solo 2 aspiranti, e per altre regioni dove la graduatoria, pur non essendo ancora del tutto esaurita, non potrà soddisfare tutte le immissioni previste. In questi casi, la quota residua del 60% confluirà inevitabilmente nel riservato.
Questo criterio è destinato a diventare la regola in molte altre regioni del Nord nel 2027, man mano che le graduatorie dell'ordinario andranno a svuotarsi.
La svolta politica: addio all'obbligo di restituzione
Il tassello definitivo che chiude ogni incertezza arriva dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025). Il comma 527, lettera b) ha cancellato definitivamente l’obbligo di "restituire" o reintegrare i posti ceduti tra le graduatorie delle procedure concorsuali successive.
Questo traguardo normativo non è figlio del caso, ma il frutto maturo della lungimiranza di alcuni parlamentari della repubblica e della tenacia di una sigla sindacale piccola, ma particolarmente attiva su questo fronte. È il successo di chi ha scelto di credere nella giustizia a favore di professionisti del concorso riservato: perché questo siamo, lo rivendichiamo con orgoglio e lo gridiamo a gran voce. Professionisti che da troppi anni attendono un pieno e dignitoso riconoscimento del proprio ruolo.
Appello alla coerenza: basta silenzi strategici
Mentre una parte del sindacato rappresentativo sembra ignorare deliberatamente il dettato normativo in caso di esaurimento della graduatoria ordinaria, l’altra sigla si rifugia in un silenzio assordante. È tempo di abbandonare ogni ambiguità: le organizzazioni sindacali hanno il dovere deontologico di tutelare i diritti di tutti i lavoratori, a prescindere dalla graduatoria di appartenenza, incalzando il Ministero affinché il Decreto Ministeriale del prossimo agosto sulle assunzioni sia lo specchio fedele della legge.
La trasparenza non è un’opzione, ma un atto dovuto. È necessaria per i dirigenti "esiliati", di cui sosteniamo pienamente il diritto al rientro, ed è altrettanto doverosa per i vincitori del concorso riservato, che hanno il diritto a uno scorrimento celere della graduatoria, prima che il diritto al ruolo venga vanificato dal dato anagrafico.
Solo un'applicazione rigorosa della legge, senza sconti o interpretazioni di parte, potrà garantire pari dignità a tutta la categoria e assicurare alle scuole italiane la stabilità necessaria, chiudendo finalmente la lunga e logorante stagione dei ricorsi.
