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Venerdì, 04 dicembre 2020

     
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25 Ott 2020

DPCM 24 ottobre, la nota del MI alle scuole

Dopo il DPCM 24 ottobre, arriva la nota con indicazioni attuative del Ministero dell'Istruzione.

Si tratta della nota 1927 del 25/10/2020 che così recita:

"con riferimento al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2020, sostitutivo delle disposizioni contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 ottobre 2020, come modificato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 ottobre 2020, rispetto a quanto già previsto nei predetti decreti, per le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, la soglia minima di erogazione dell’attività in didattica digitale integrata è incrementata ad almeno il 75%, anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore, fermo restando che per le scuole dell’infanzia e le istituzioni scolastiche del primo ciclo l’attività didattica è resa in presenza.

Particolare attenzione, nell’attuazione della misura, va posta agli alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento ed altri bisogni educativi speciali. In tal senso, si ricorda che vanno applicate puntualmente le indicazioni contenute nel Decreto del Ministro dell’istruzione 7 agosto 2020 n. 89 e nell’Ordinanza del Ministro dell’istruzione 9 ottobre 2020, n. 134.

In considerazione della necessità di disporre del tempo sufficiente ad adeguare l’organizzazione didattica alle misure del predetto DPCM, le istituzioni scolastiche provvedono all’adozione degli atti conseguenti nella giornata del 26 ottobre 2020, con efficacia dal giorno successivo.

L’amministrazione ministeriale è grata per il lavoro che la comunità scolastica ha compiuto e per gli sforzi che ogni giorno le istituzioni scolastiche profondono per garantire l’effettività del diritto allo studio delle studentesse e degli studenti, in un momento di estrema complessità per il Paese".

Interpretazione più rigida rispetto alla precedente nota

In una nostra notizia di qualche ora fa abbiamo richiamato la nota 1896 del 19/10/2020 con la quale il MI aveva dato indicazioni attuative rispetto al DPCM 18 ottobre.

Nella sua formulazione, il DPCM di oggi non si discosta dal precedente. Infatti, in entrambi si legge che le nuove misure organizzative previste per le scuole (quindi anche l'incremento della DDI, così come gli orari di ingresso posticipati dalle 9 in poi e altre articolazioni orarie) vanno assunte: "previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali".

Nella nota di oggi, invece, l'interpretazione è decisamente più rigida: dal 27 ottobre (si dà un giorno alle scuole superiori per organizzarsi) la soglia minima di erogazione dell’attività in didattica digitale integrata è incrementata ad almeno il 75%, anche qualora le ordinanze regionali rechino un limite inferiore.

Quindi, sebbene il DPCM lo preveda, la nota a firma del dott. Marco Bruschi non dà più spazio alle decisioni delle autorità regionali, locali o sanitarie rispetto al territorio di loro competenza. Perché? Sarebbe interessante che il Mi spiegasse questa incongruenza e diversa interpretazione di due decreti identici nella forma.

Il comunicato dell'ANP

Il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli sul DPCM del 24 ottobre 2020, si è così espresso: “Non si può con decreto imporre l’organizzazione dell’orario alle scuole, essendo questa una prerogativa autonomistica. Ricordo che l’autonomia esiste proprio perché le scuole possano organizzare il servizio adattandolo alle esigenze del proprio bacino di utenza. Per questa ragione, lo ripeto, non ha senso obbligare tutto il territorio – nazionale, regionale ma anche provinciale – ad adottare la stessa organizzazione perché i bisogni delle famiglie e degli studenti sono diversi”.

Continua il Presidente ANP: “Ad oggi, e lo dico ragionando sui dati diffusi, ridurre la frequenza a scuola che non è luogo di contagio, o comunque lo è meno di altri, è un controsenso. Voglio poi mettere in evidenza due criticità: gli studenti con bisogni educativi speciali e i portatori di handicap per crescere e integrarsi hanno bisogno del contatto con i compagni, non basta dare loro la possibilità di seguire le lezioni a scuola, da soli, con l’insegnante di sostegno (quando c’è). Inoltre, segnalo la questione degli insegnamenti di tipo laboratoriale che saranno gravemente danneggiati da un utilizzo massivo della didattica a distanza”.

Conclude Giannelli: “In questi sei mesi non si è fatto nulla per potenziare la medicina territoriale e il sistema dei trasporti, auspico che questo venga fatto ora con i fondi appositamente stanziati, in modo che non venga compromesso del tutto questo anno scolastico e con esso il diritto allo studio dei ragazzi delle scuole superiori”.

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